Storia

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Nell’immediato dopoguerra per l’Italia si avvia un periodo di ricostruzione del Paese che coinvolge l’intera società: dalle campagne alle città la rinascita post-bellica, basata sui dollari che arrivano da oltre-oceano grazie al Piano Marshall, produce in breve tempo un benessere economico fino ad allora sconosciuto. Le città si alzano, la luce elettrica arriva ormai in tutte le case degli italiani, il frigorifero e poi la televisione sono i sintomi e gli effetti di un nuovo modo di vivere. La rivoluzione del benessere però non coinvolge solo le città: anche le famiglie che fino ad allora avevano vissuto la realtà contadina, fatta di lavoro nei campi e di pochi svaghi, conoscono questo “nuovo mondo” economico. Le macchine agricole e le innovazioni tecnologiche assieme ad una nuova politica più attenta all’individuo ed alle esigenze dei cittadini, i soldi, che cominciano a girare nelle tasche degli italiani, danno vita ad una società che non vuole più soltanto sopravvivere, ma vivere, e vivere bene.

Così anche in un paese come Felina, dove fino agli anni cinquanta la migrazione era una necessità reale per più della metà degli abitanti, comincia a crescere una nuova voglia di divertimento e di tempo libero.

È su queste basi storiche e sociali che nasce la prima società sportiva dilettantesca felinese: corre l’anno 1960, e i primi “storici dirigenti” fondano la Virtus Felina. Sono gli anni del Torneo dell’Avvenire, anni in cui il calcio è una passione genuina che coinvolge tutti, anni in cui la neonata società calcistica si allena al campo parrocchiale (“a la cesa” come si dice in gergo) dove si gioca in tredici o quattordici per squadra (Bigio dixit).

Gli anni passano e la società cresce, nel frattempo arriva a Felina il celeberrimo “Torneo della Montagna”, e la squadra approda in finale nel 1965. Al comunale di Marola scendono in campo Vetto e Felina a contendersi l’agognata vittoria: me è 2-2 dopo i primi novanta minuti. Si va ai supplementari, poi ai rigori. Il Felina perde nonostante la doppietta di Gozzi, e la sconfitta è resa ancor più amara dal fatto che dopo venti minuti del primo tempo s’infortunia Guglielmi, fenomenale rigorista della squadra (a quei tempi in panchina non c’erano cambi B.d.).

Felina però non è solo “Torneo della Montagna”: per la società rivestono grande importanza anche i vari tornei estivi: sfide leggendarie, finali infuocate, e dopo-partita al bar altrettanto calienti. Sole Calante, Traplaska (la trappola nel russo di Bigio), Felinito, Torneo dei 4 punti cardinali, Torneo dei bar: sono manifestazioni che danno l’idea del clima di quegli anni: “pane e salame senza tanti tatticismi e ripicche (un calcio che siamo sicuri sarebbe piaciuto anche al nostro Giberti), ci si divertiva alla grande e la partita era una occasione per stare insieme e divertirsi”.

Lentamente ma inesorabilmente la società comincia a poter contare su mezzi di trasporto propri, utili per le trafertissime alla bassa e nei vari comuni della montagna. Paolo “Alboreto” “Pavlin” Manfredi è il pilota dello storico mezzo targato Polisportia Felinese, coadiuvato da un sempre presente Silvino Gualandri; si tratta del mitico furgoncino stile Hippie sul quale tutti i ragazzi di Felina solo saliti almeno una volta.

Oltre al calcio la Polisportiva (da qui il nome) si dedica a numerose altre iniziative, tra le quali il volley femminile e maschile, la ginnastica artistica, corsi di ginnastica dolce, basket, tennis e calcetto.

Ma il calcio dilettantesco rimane, nel corso degli anni, l’attività più seguita da parte del paese: il Torneo della Montagna richiama ogni estate spettatori di tutte le età, che si tramutano spesso e volentieri in tifosi scatenati. Negli anni ‘80 nasce un gruppo di ultras – capeggiato dal famigerato Plito – che farà la storia del tifo felinese, e in una assolata domenica dell’ agosto del 1993 l’ F. C. Felina scende in campo al “Maracanà” di Carpineti per giocarsi la finale del torneo. La partita è F.C. Felina – Leguigno. 1-1 dopo i tempi regolamentari, ma ai tempi supplementari può esplodere la gioia dei tifosi grazie allo strepitoso (non c’è male..) e decisivo gol di Marco Di Maio. E’ una vittoria che Felina inseguiva da quella maledetta finale del 1965. Il paese è in festa, e la società corona il suo sogno.

Ma gli anni passano e le vecchie glorie rimangono tali; per la società sportiva di Felina si avvia un periodo difficile, in cui i soldi mancano e le energie scarseggiano: la semifinale del ’99 è uno dei pochi episodi felici del calcio felinese di quegli anni. I dirigenti storici sono ormai diventati “grandi" e serve qualcuno disposto a investire tempo e soldi in un progetto che ha perso la sua carica propositiva: servono giovani, motivati e desiderosi di raccogliere l’eredità dei primi dirigenti.

La svolta quasi per caso: è l'estate del 2005 ed il paese di Felina è in fermento per lo svolgersi della tre-giorni di "Slow festival", fortunata manifestazione estiva che è essenzialmente occasione per i felinesi di festeggiamenti. Durante questi festeggiamenti alcuni giovani volenterosi si incontrano e danno vita ad una conversazione a proposito della società sportiva. Intorno al tavolo siedono giocatori e tifosi della squadra, che da qualche tempo non partecipa più neppure al Torneo della Montagna, e si comincia - quasi per caso -  a parlare di una "rifondazione", di una possibile nuova società che possa raccogliere l'eredità di quella vecchia, di una società dove gli stessi giocatori sono dirigenti fianco a fianco con i tifosi. E' in questo clima, un pò goliardico un pò rivoluzionario che nasce l'A.S.D. Felina.